AULA COMPUTER.

 Aula computer, ore 14,30 lunedì 2003.

:î Öma chi ca..o è questo? Ma di che parla? Cosa mi vuole dire? Parla di epoca dellíinformazione, di metafora, di oracolo, di link, http, interattivitàÖî
Percorre líaula in sù e in giù e più che camminare il suo, è un incedere. Si muove in continuazione e se potesse potrebbe con una matita disegnare figure nellíaria. Parla con tono impostato. Líaula con novanta studenti è frastornata e rapita. Con straordinario maestria riesce a pizzicare le corde emotive di ciascun studente. Ecco un artista. Mi è impossibile prendere appunti, i concetti mi sfuggono come schegge impazzite. Smarrimento e attrazione, questi sono stati i miei primi sentimenti frequentando il corso del Prof. Antonino Saggio. Solo più tardi ho capito líimportanza di quel senso di smarrimento e di inadeguatezza. Ero in piena CRISI. E allora che fare? Rimanere ferma ad aspettare come nel racconto di Kafka ì Davanti alla leggeî dove líuomo di campagna aspetta per anni díaccedere alla legge, finchè il guardiano si accorge che líuomo è agli estremi e gli urla:î Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato líingresso. E adesso vado e lo chiudo.î
Oppure fare il SALTO? Eí dura fare il salto, significa superare molte resistenze e comunque rompere un equilibrio. Ho capito che potevo farcela nel momento in cui non ho avuto più il timore di espormi, di mettermi in gioco. I pensieri e le emozioni che provavo erano importanti perché erano i miei pensieri, erano le mie emozioni.
Queste stesse parole con la stessa enfasi, ma nel ruolo di collaboratrice del Prof. A. Saggio, le ho rivolte agli studenti del corso 2005 di Progettazione Architettonica Assistita. Che emozione, ma che responsabilità. Potevo comunicare con i ragazzi via e-mail. Discutevamo dei loro dubbi, delle loro perplessità, o più semplicemente di quello che sentivano. Anchíio avevo tanti timori, il timore di non essergli abbastanza di aiuto, di poterli confondere fornendogli troppi imput, di metterli troppo in crisi. Attraverso i lavori che gli studenti pubblicavano su un loro sito personale, che durante il corso dovevano arricchire con ricerche, progetti, approfondimenti, potevo capire meglio le loro difficoltà. Eí proprio attraverso alcuni lavori, come ìlíAutoritrattoî, che emergevano le loro identità.
Il tema di questíanno era legato allo Strumento ( meccanico). Ciascuno studente doveva attraverso uníimmagine, líAutoritratto, elaborare alcuni concetti legati allo strumento con il quale si era identificato. Quindi, parlare di sé. Spesso i ragazzi non riuscivano a commentare il loro autoritratto perché non potevano, non erano in grado di elaborarlo. Le immagini del loro lavoro erano tratte direttamente dallíinconscio e quindi erano molto intime, a volte disarmanti, inquietanti ma geniali.
Dopo questa prima parte di lavoro individuale, i ragazzi dovevano formare dei gruppi per realizzare un progetto finale. Il lavoro di gruppo rappresenta un momento straordinario. Ci si ritrova attorno ad un tavolo con persone spesso sconosciute e, anche quuando non lo sono, che sorpresa! Quante cose si mettono in movimento quando ci si confronta. Le tematiche sollevate nel Corso coinvolgono e spaventano allo stesso tempo, ci costringono a guardare in profondità, ci riguardano. In un gruppo si riesce a comunicare su più piani solo nel momento in cui cíè la voglia díidentificarsi nellíaltro. Le emozioni disordinate dellíinizio, diventano allíinterno di un gruppo elaborante , un PROGETTO. Tanto più autentico è il progetto tanto più forte sarà stato il legame tra i componenti del gruppo.
Penso che per conoscersi sia necessario fare disordine, come aprire e svuotare tanti cassetti pieni di cose sconosciute. Emozione, significa mettere in movimento, muovere. Díaltronde, ìallíinizio non era il CAOS?î
Allego il frammento di una e-mail di uno studente .

Ciao Rosetta.
Ho molto apprezzato la tua mail, ricca di consigli e indicazioni.
Mi rendo conto di vivere un periodo di ricerca su me stesso, per stabilire determinati punti fermi che mi caratterizzino definitivamente in questo mestiere che di qui a breve mi troverò a fare e credo queste mie creazioni (autoritratto e installazione) lo dimostrino. Mi rendo anche bene conto di essere arrivato un pò acrobaticamente all'installazione, però sono contento. Sono contento perchè è roba mia, perchè è la mia sensibilità raccontata, è il mio vissuto Ö

Ringrazio: il Prof. A. Saggio per avermi messo in Crisi, Luca per avermi sopportato e supportato quando ero in Crisi, Giovanni Bartolozzi per avermi dato líopportunità di parlare della Crisi, la classe C.A.A.D 2005 che ha aggiunto un poí di Crisi.

Dedico questo scritto per me tanto prezioso, al Gruppo che mi ha lasciato lo Spazio per crescere.
 

 
                                                                                                                                                 h

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