Giovanni Bartolozzi
FIRENZE|SAPER
VEDERE LA FACOLTA' DI ARCHITETTURA
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| Per presentare
l'attività studentesca svolta in questi anni dentro e fuori la facoltà di
architettura di Firenze, occorre un tono disteso e confidenziale che ne
trasmetta lo spirito dentro lo sfondo critico da cui si è generato.
Ciò che mi ha sempre interessato è la figura, la volontà, la potenzialità dell'essere studente. L'università italiana è un'istituzione in profonda crisi, burocratizzata e insanabile; occorre puntare su una riforma che parta dal basso, che entro i limiti concessi, sia direzionata dagli studenti. Nello specifico architettonico, la figura dello studente ha raggiunto il livello più elevato d'autorità durante la contestazione studentesca, e ha ottenuto un traguardo storico nell'apertura e nella riforma delle facoltà; innescando, di contro, quello sfrenato processo di massificazione che le rende oggi ingestibili. Dagli anni Settanta ai nostri giorni la voce dello studente ha subito un calo devastante, a tal punto da non incidere sull'iter culturale e formativo dei programmi e delle attività. Dentro la facoltà di architettura di Firenze il fenomeno è ulteriormente aggravato dalla mancanza di un dibattito interno (assente anche nella città) e dalle pressioni di un gruppo di docenti, che ha monopolizzato il dipartimento di progettazione architettonica, e che inietta agli studenti teorie obsolete e consumate. Dentro questa desolante cornice va inquadrata, contestualizzata e misurata l'attività studentesca svolta in questi anni. E Da qui anche la volontà di allontanare la politica dall'università - impresa di non poco conto a Firenze - nel tentativo di innescare un rinnovamento culturale aperto e polidirezionato. L'attività studentesca inizia sulla scia entusiasmante dei primi tre capitoli di Saper Vedere l'Architettura. Subito dopo, la scomparsa di Bruno Zevi e la riscoperta della sua titanica attività culturale, profilano un programma che diventa presto operativo. Il convegno Bruno Zevi: maestro di domani ha aperto un'infinità di strade e le continua ad aprire a distanza di anni. Circa un anno dopo, l'elezione a rappresentante degli studenti, il rilancio della rivista universitaria Arnolfo e, soprattutto, l'organizzazione del ciclo di conferenze Trivellazioni, lezioni monografiche di architettura contemporanea, dedicate a Gehry, Eisenman, Libeskind e Constant, portano una ventata d'aria fresca dentro le mura dell'ateneo fiorentino. E' in questo periodo che, grazie all'apertura di Paolo Ferrara, Sandro Lazier, Antonino Saggio, Alessandra Muntoni, Diego Caramma ed Emanuele Piccardo, inizia un periodo intenso di riflessione e scrittura. Seguono ancora gli incontri dedicati a una moltitudine di temi e personalità, come Giovanni D'Ambrosio: architettura agli antipodi; Gianni Ranaulo: Light Architecture; Te la do io Brasilia e il più recente Arti e architettura nel nuovo paesaggio digitale. Tutti eventi realizzati alla facoltà di architettura, nella sede di Santa Verdiana cui sono particolarmente legato. Nel 2004, in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Leonardo Ricci, si chiudono due anni d'intensa ricerca sull'architetto fiorentino, condotti nel tentativo di riscattare il disinteresse che da anni eclissa la statura del personaggio e di tutto quel movimento rivoluzionario degli anni Sessanta, passato alla storia come "la scuola fiorentina". Mi è stato chiesto di parlare dell'attività universitaria e mi rendo conto di essere andato oltre. Per il semplice motivo che queste esperienze si sono intrecciate negli anni di attività studentesca, innescandosi a vicenda, ma rimanendo legate da un'unica speranza. Che è quella di aver fornito un punto di vista alternativo a tutti coloro che hanno sentito e sentono stretti gli argini accademici.
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